L’eredità che il governo di Romano Prodi lascia al Paese



L’eredità che il governo di Romano Prodi lascia al Paese è pesantissima. La politica del “tassa e spendi”, classica e disastrosa ricetta della sinistra, ha stremato le famiglie e ha messo in affanno le imprese, soprattutto piccole e medie aziende, bruciando gli effetti della ripresa delineatasi lo scorso anno. Due finanziarie micidiali hanno falcidiato stipendi e pensioni ed è aumentato, col governo dell’Unione, il numero delle famiglie sospinte verso la soglia di povertà.

La pressione fiscale ha raggiunto il livello record del 43,2 per cento, ma questo è il dato ufficiale: il centro studi degli artigiani di Mestre ha calcolato che in realtà il carico tributario sfiora il 50 per cento del prodotto interno lordo. È una leggenda che il fisco di rapina abbia colpito soltanto i “ricchi”, la verità è che i colpi più duri li hanno subiti i redditi medio-bassi.

Il cattivo esempio del potere centrale ha generato un effetto perverso: Regioni, Province e Comuni hanno a loro volta aumentato la pressione fiscale, con i tributi di loro competenza e con le addizionali sull’Irpef e sui consumi di energia elettrica. Uno studio reso noto dal Il Sole 24 Ore calcola che nel 2007 ogni contribuente ha pagato mediamente 434 euro in più di tributi locali.
Questa corsa alla “tosatura” è stata la conseguenza di una scelta precisa dell’’esecutivo del Professore. Nel 2005 il governo di centrodestra, con l’intento di tutelare i cittadini, specie quelli delle fasce più deboli, aveva congelato il potere degli enti locali di aumentare tributi e addizionali. Con la finanziaria 2007 il centrosinistra ha tagliato i trasferimenti finanziari dal centro alla periferia, ma ha ridato a Regioni, Province e Comuni il potere di aumentare le imposte di competenza.
La situazione è particolarmente difficile per milioni di famiglie perché all’inasprimento della tassazione si è accompagnata una dura stagione di rincari e aumenti tariffari.

Gli italiani si sono ritrovati con meno soldi in tasca a fronteggiare l’aumento dei prezzi di generi alimentari e prodotti energetici, aumento dovuto in parte anche all’elevatissimo livello di imposizione fiscale.

Un vero e proprio circolo vizioso. Si comprende perché un’ampia maggioranza di cittadini abbia provato una sensazione di autentica liberazione quando il governo è ingloriosamente caduto e oggi aspetta con ansia di tornare al voto.
La prima cosa che esigerà dal governo che verrà è la riduzione dell’imposizione fiscale con conseguente recupero del potere d’acquisto. Solo così potranno ripartire i consumi. Ridando fiato anche alle imprese in una congiuntura che si annuncia pesante.

Questa fondamentale correzione di politica economica non sarà un’impresa facile, ma il centrodestra, sul quale oggi puntano le speranze della maggior parte degli italiani, dovrà essere all’altezza della sfida.