Riflessione sull’Irap e sul autore, lo stesso dell’odioso decreto del 4 luglio 2006
Spett. Redazione,
concordo con l’articolista Fumagalli nel constatare il clima di superficialità imperante nel quale viviamo e si trattano questioni che meriterebbero conoscenza, studio ed approfondimento nell’affrontarle.
Anche per questo ritengo utile, in merito all’articolo riguardante l’IRAP, rilevare qualche “peccato di omissione” nel citato intervento, forse dovuto alla necessaria sintesi che contraddistingue un articolo giornalistico.
In poche righe (anch’io mi appello alla indispensabile brevità che non consente di esaurire una tematica complessa), ritengo doveroso evidenziare come l’IRAP sia assurda e ingiusta nella sua concezione ed è sempre più necessario riformarla totalmente (in realtà andrebbe riformato l’intero impianto fiscale). L’IRAP ha sostituito una serie di imposte e balzelli, come ricordato nell’articolo, possiamo però dire che le più rilevanti e che costituivano la gran parte del gettito, erano rappresentate dall’ILOR e dal contributo sul SS.NN. Occorre precisare fin da subito, confortati dalle simulazioni dell’epoca e dall’esperienza di questi anni, che l’introduzione dell’IRAP ha comportato un complessivo, e tutt’altro che trascurabile, incremento della tassazione. Ciò per effetto, in larga parte, della sua “indeducibilità” dall’imponibile fiscale generale, contrariamente a quanto avveniva ad es. per il contributo al SS.NN. a carico delle imprese per i dipendenti.
La questione più rilevante, che rende odiosa l’imposta, è però il meccanismo di applicazione (di seguito parzialmente attenuato rispetto alla prima versione) che grava ingiustamente sul costo del lavoro, penalizzando aspramente (fino a tassare le perdite!) le imprese che si avvalgono di collaboratori, dipendenti e non, e favorire ingiustamente quelle attività per le quali non occorre personale, o ne occorre poco. E’ una grave sperequazione che va assolutamente corretta, ne sanno qualcosa le piccole e medie imprese del nostro territorio, spina dorsale dell’economia.
Visco sarà anche preparatissimo, ma una prima volta ha introdotto questa diavoleria, anche difficile da modificare, e nel suo secondo mandato ci ha propinato il celebre decreto “Visco – Bersani” del 4 Luglio 2006, allora giustamente e aspramente stigmatizzato anche in queste stesse colonne.
Cordialmente,
Giovanni Corno