EDITORIALE DELL'ON. MAURIZIO LUPI APPARSO SU LIBERO DEL 6 MAGGIO 2007



La spiegazione è chiara, non ci sarebbe quasi bisogno di ulteriori commenti. Eppure non è cambiato niente. Non è servito a niente dire che quel sentimento anticlericale cavalcato, ahimè, anche da numerosi colleghi parlamentari, era il brodo di coltura per quelle minacce. Dopo neanche un paio di settimane siamo ancora al punto di partenza.

Merito di Andrea Rivera, comico e, per volontà degli organizzatori, presentatore del concerto del primo maggio a piazza San Giovanni. È grazie ai suoi 15 minuti di celebrità (quelli che Andy Warhol non negava a nessuno) che oggi abbiamo la certezza che al peggio non c’è mai fine. Non ci bastava il “cattolico adulto” Romano Prodi. Non ci bastava il laicista Enrico Boselli che, a giorni alterni, chiede la revisione del Concordato. Non ci bastava la lunga schiera di tutti coloro che vorrebbero insegnare alla Chiesa come fare il proprio mestiere o, meglio ancora, cosa dire e quando dirlo. Avevamo bisogno anche di Rivera.
Ammetto che mi importa poco delle inutili provocazioni di questo pseudo-predicatore televisivo. In fondo non è difficile fare un po’ di propaganda a buon mercato davanti a 400mila persone urlanti. Lo scultore francese Auguste Prèault diceva che “ciò che la folla richiede è mediocrità ai massimi livelli”. Non sbagliava.

Quello che mi preoccupa di più è il clima che si respira nel nostro Paese. E francamente mi vengono i brividi nel vedere la lunga schiera di coloro che, soprattutto a sinistra, con le loro belle facce sorridenti, esprimono solidarietà a monsignor Bagnasco e condannano minacce e intimidazioni. Già, perché è anche colpa loro se siamo a questo punto.

È colpa di un mondo politico che da troppo tempo accusa la Chiesa di bigottismo clericale. È colpa di coloro che attaccano senza mezze misure Benedetto XVI descrivendolo come un omofobo revisionista. Sono soltanto delle critiche, si giustificano. Non possono far finta di non sapere che quelle critiche, quegli attacchi pubblici, sono terreno fertile per battaglie ideologiche che poco hanno a vedere con il corretto dibattito e confronto tra diverse posizioni. Così come non possono far finta di niente i sindacati che prima chiamano Rivera in piazza San Giovanni e poi lo scaricano come se niente fosse. Sapevano chi era, sapevano cosa aspettarsi, hanno preferito nascondersi.

Da questo punto di vista ha ragione l’Osservatore Romano quando, con parole forti, paragona quei “vili attacchi” al “terrorismo”. Ci siamo già passati. Ce li ricordiamo bene “i cattivi maestri” e quello che hanno prodotto. Ce li ricordiamo bene coloro che facevano finta di niente mentre la violenza dilagava. Vorremmo evitare che la storia si ripetesse sempre uguale a se stessa. È ora di finirla con la teoria dei “compagni che sbagliano”.

Anche perché certi attacchi, oltre che ingiustificati, sono assolutamente gratuiti. La Chiesa non è un’organizzazione politica. Quando, coerentemente alla propria missione, richiama la coscienza di ognuno alla centralità della persona umana e alla non negoziabilità di certi valori, non interferisce con nulla né, tanto meno, si rende protagonista di indebite ingerenze. Chi la attacca evidentemente lo fa per paura. La paura di una diversità con cui preferirebbe non dover fare i conti. Una diversità che parla al cuore dell’uomo e, in quanto tale, non è omologabile dal potere.

Maurizio Lupi



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